giovedì 23 novembre 2017

Stirpe di Pesce 1 e 2

La Sirenetta di Andersen in versione ecologista e vagamente gotica, Stirpe di Pesce narra la vicenda di Purple, sirena figlia del Re Swarovski che vorrebbe farsi fare delle gambe dalla sirena strega Singer per poter camminare in superficie e coronare un vago sogno d’amore.
La storia è ambientata in Italia, nell’immaginaria Tresturo, in un prossimo futuro in cui gli equilibri geopolitici sono mutati (i soldi sono chiamati colloquialmente «muri» visto che anche nel Belpaese ritraggono la muraglia cinese) e in cui l’inquinamento ha ridotto il mondo a un immondezzaio. Le sirene e i tritoni sono creature ben tristi, ridotte a rovistare nei rifiuti che vengono dalla terraferma e infatti i loro stessi nomi rimandano ai prodotti che gli umani hanno gettato via.
La Spianelli ha sicuramente lavorato molto alla creazione di questo universo narrativo, come si vede dal ricco materiale extra e anche dal sito dedicato al fumetto ma, nonostante i due volumi contengano complessivamente sei capitoli della saga, finora questo mondo non si è ancora svelato del tutto, anzi sono state solamente poste le basi e introdotti i protagonisti. Purple non è infatti il solo personaggio sulla scena e le sue vicende si intrecciano con quelle di un umano “buono” che in un’epoca più vicina alla nostra aveva cercato di opporsi all’avvelenamento delle acque, dell’umano “cattivo” di cui è innamorata e di tutta una corte di sirene e tritoni. Dei tre capitoli contenuti nel secondo volume, poi, i primi due sono flashback.
Lo stile di scrittura della Spianelli è teatrale, aulico e ricco di citazioni mentre i suoi disegni molto modulati e pastosi, con derive grottesche (immagino scansionati direttamente a partire dalle matite) sono molto efficaci nel rendere la lordura che pervade il mondo, sia emerso che sommerso.
Stirpe di Pesce è comunque più simile a una rivista che a una collana di volumi, visto che i tre capitoli per numero della serie portante vengono affiancati da abbondanti studi preparatori, redazionali vari (introduzioni e poesie ma non solo) e da un altro fumetto in bianco e nero che nel primo numero è persino autonomo rispetto alla saga. Quest’ultimo materiale extra è stato realizzato con la collaborazione di Simone Delladio. Come supervisore d’eccezione c’è nientemeno che Leonardo Moretti, uno degli autori di Sine Requie, che nel secondo numero firma anche un racconto che sviluppa alcuni aspetti del mondo delle sirene introdotti nel quinto capitolo.
Stirpe di Pesce si può leggere sul sito www.stirpedipesce.com, ma ovviamente in versione cartacea è tutta un’altra cosa.

Sine Requie Art Gallery


mercoledì 22 novembre 2017

Il peggior disegnatore di volti femminili

È Jorge Molina. Non so cosa mi abbia preso l’altro giorno, comunque ho comprato X-Men Oro e X-Men Blu. Il secondo ha la sfortuna di essere disegnato da Molina, che non sarebbe nemmeno male (anzi) ma ficca alle sue donne delle teste simil-manga riprese spesso da prospettive quantomeno bizzarre, che le fanno sembrare viste attraverso uno specchio deformante, con il mento che guarda da una parte e il naso dall’altra, e i capelli e gli occhi indipendenti da tutto il resto, persino nei primi piani frontali. Guardate qua che spettacolo:
































En passant, forse so cosa mi ha preso per spingermi ad acquistare le due riviste dopo mesi (anni?) di disinteresse per i supereroi: la lusinga che contenessero cicli conclusi. La cosa è vera solo nel caso di X-Men Oro, e comunque nessuno dei due ha brillato particolarmente per originalità o interesse.
X-Men Oro è una specie di riassunto dei luoghi comuni sulla storia dei personaggi, giustificato da una trama banalotta e infarcito di situazioni un po’ ridicole (Wolverine/Old Man Logan viene messo ko con troppa facilità, e la maniera con cui si libera alla fine è mal congegnata). Da notare che un riassunto della vita editoriale c’è davvero e occupa ben 6 pagine e un totale di 48 vignette commentate, da cui evinco che la gestione Morrison è stata cancellata. Battute riuscite ce ne sono, ma sono concentrate tutte nella prima parte dei tre episodi qui raccolti, e mi pare che le scene di lotta siano scritte in maniera un po’ confusa. Non male i disegni, figli delle pose steroidee anni ’90 ma robusti ed espressivi e anche piuttosto realistici.
X-Men Blu sembra invece essere indirizzato a un pubblico ancora più giovane e di bocca buona, con frasi a effetto e battutine a ricamare un canovaccio di deja vu, che però ha un minimo sussulto di originalità in alcune parti.
Non c’è insomma quella grandeur che, probabilmente sbagliando, mi aspetterei da queste serie che trattano personaggi storici; ma se il pubblico vuole questo va benissimo così, tanto più che il prodotto è confezionato comunque con professionalità.

martedì 21 novembre 2017

Intervista a Roberto Baldazzini

Roberto Baldazzini è stato presente a Lucca con novità esterne al fumetto: un nuovo portfolio tirato in 99 copie presentato il 1 novembre e il suo nuovo libro Mondo Erotica, ma ho scoperto dei nuovi progetti suoi per il fumetto, il medium che ama di più.

Luca Lorenzon (LL): Lei quest’anno presenta a Lucca il portfolio Le Sultane, anche se qui allo stand di Sergio Pignatone è presente anche il volume Mondo Erotica che è già uscito da un po’.

Roberto Baldazzini (RB): Sì, Mondo Erotica è uscito in Inghilterra un paio di mesi fa, in ottobre in America e poi adesso nel resto del mondo. È un art book dedicato ai miei trent’anni di lavoro. Mentre invece il progetto Sultane è un portfolio, a colori, che finalmente raccoglie una serie di figure femminili molto particolari, già disegnate da tempo.

LL: “Particolari” come quelle di Casa Howhard?

RB: No, assolutamente, queste sono femmine-femmine. Sono “particolari” nel senso che queste figure femminili sono particolarmente virili e dominanti, anche se non hanno gli attributi maschili.

LL: Anche in Casa Howhard era quella più minuta, l’unica interamente donna, a essere la dominatrice se non ricordo male.

RB: No, in Casa Howhard c’era solo una figura femminile che era una diva del cinema porno, la classica pornostar, l’unica femmina.

LL: Allora l’ho confusa con quell’altro fumetto su Blue in cui per rivolgersi a un’avversaria una delle protagoniste la apostrofava dicendo “CREPAX!”.

RB: Quella era la serie di Ginger & Rogers, “CREPAX!” era il grido di battaglia delle protagoniste, due detective, quando entravano in azione. Una era interamente femmina dalle grandi tette mentre l’altra un trans.

LL: Lei comunque si è dedicato anche ad altri tipi di lavori. L’Inverno di Diego, se ho ben capito, avrebbe dovuto essere il primo di una serie sulle quattro stagioni della resistenza. Avrà un seguito o al momento il progetto è fermo?

RB: Diciamo che il progetto è congelato, siamo rimasti ancora all’inverno. Il problema è la tematica, che è forte da un punto di vista sociale ma non è così competitiva dal punto di vista commerciale. Questo è senz’altro un problema visto che l’investimento più grosso l’ho fatto io. Mentre cercavo una soluzione editoriale alla storia dei partigiani,  ho avuto una proposta interessante da parte della Bonelli e l’ho accettata.

LL: Posso chiederle qualche informazione in più sul progetto per Bonelli?

RB: La storia si intitola Hollywoodland, scritta da Michele Masiero, sono arrivato a pagina 180, sono a buon punto e spero di arrivare alla conclusione delle circa 220 pagine nell’arco dei prossimi 6 mesi, appartiene alla collana “I Romanzi” e uscirà in un albo tutta insieme.

LL: Stella Noris è improbabile che la vedremo ancora…

RB: Mah… Intanto spero di riuscire a pubblicarla in un’unica edizione che raccolga le 250 pagine già realizzate, però non sono ancora riuscito a individuare l’editore giusto, ci terrei parecchio. Poi da lì chi lo sa, potrei sviluppare anche qualche nuova storia, la sceneggiatrice, Lorena Canossa, non vedrebbe l’ora!
Anche nella storia per Bonelli, che è ambientata a Hollywood negli anni ’20, abbiamo sempre il cinema sullo sfondo e oltre a questo progetto i francesi mi hanno fatto un’altra proposta molto interessante per raccontare a fumetti la biografia di una particolare attrice hollywoodiana degli anni 50/60. Io ho già detto sì e ho fatto alcune tavole di prova, aspetto di definire il contratto per rendere la notizia pubblica e svelare il volto dell’attrice.

LL: Prima ha citato le difficoltà nel trovare un editore. Una volta con le riviste di fumetto d’autore era diverso…. Rimpiange quel periodo o pensa che la realtà sia cambiata e gli spazi ci siano ancora?

RB: Bella domanda… gli spazi ci sono sempre, sono le modalità con le quali ci si avvicina a una storia a fumetti che forse hanno delle regole diverse tipo la quantità di pagine, il numero delle vignette, nuovi generi… comunque io, come autore, sono “nato” e “vissuto” sulla rivista d’autore.

LL: Lei aveva cominciato su Il Pinguino, giusto?

RB: Sì, Il Pinguino era stata la nostra fanzine, il nostro esordio: il mio, di Igort, di Brolli, ecc. Fu una vera palestra. Poi mi sono confrontato su Orient Express, Nova Express,  Comic Art e Blue, riviste che hanno fatto maturare una generazione.
Non mi trovo per niente male a raccontare direttamente in un’unica soluzione in un lungo racconto a fumetti. Però mi sembra una struttura narrativa particolarmente impegnativa per chi inizia il mestiere: vedo i ragazzi che escono dall’accademia di fumetto con delle tesi che sono già dei volumi, una grande sfida. Quando ho iniziato io c’erano le storie a puntate, oppure quelle auto concluse, altri tempi per altre esigenze narrative visto che le riviste non esistono più come dinamica commerciale, anche se nelle autoproduzioni ho visto nuove proposte.

LL: Certo, ad esempio Alan Hassad aveva la struttura classica delle 46 tavole però se ben ricordo su Orient Express la chiusura di ogni singolo episodio capitava sempre in un momento prestabilito, topico, ogni 10 o 12 pagine. Non so se la cosa era voluta o fosse un caso (oppure sono io che mi ricordo male come nel caso di Casa Howhard…).

RB: Sì, c’era un lavoro preciso intorno… La sceneggiatura era calibrata per creare questa dimensione narrativa. Aveva questi stop ogni dieci pagine e in qualche maniera in 48 pagine si raccontavano vita, morte e miracoli di un personaggio.
Sono cambiati veramente i tempi. Però la storia che sto facendo con Bonelli mi ha permesso di ritrovarmi a disegnare e a raccontare quel tipo di fumetto con cui ho iniziato la mia carriera. Ho ritrovato il gusto della narrazione nel classico formato a tre strisce.

LL: Quindi un po’ un ritorno alle origini.

RB: Assolutamente, e soprattutto un ritorno al fumetto “vero”. E sinceramente, per quanto io abbia “deviato” il mio percorso (nell’arte, nell’illustrazione, nella pubblicità), il fumetto è quello che mi è sempre piaciuto raccontare, disegnare e vivere.

Historica Biografie 7: Lenin

La vita di Vladimir Il’ič Ul’janov dal 1887 al 1924, praticamente senza didascalie che non siano brani delle opere citate. Lo sceneggiatore Ozanam si concentra soprattutto sulle peregrinazioni del giovane Lenin e alla Rivoluzione d’Ottobre viene dedicata una decina scarsa di pagine, quasi un’appendice. Più che altro, viene seguito il protagonista nel corso dei suoi esili per mezza Europa insieme alla compagna Nadežda Krupskaja e viene dato molto risalto alla sua attività di fondatore di giornali.
Inevitabilmente la concentrazione di quasi quarant’anni di vita e Storia in un classico albo di 46 tavole porta a un fumetto frammentario ma che si legge speditamente e (senza dare alcuna impressione di artificiosità) ci pensano i personaggi secondari a colmare le lacune tra le singole parti con i dialoghi. Pur avendo dovuto rinunciare programmaticamente ad alcune parti, l’equilibrio narrativo di Lenin è praticamente perfetto e le sequenze più importanti vengono tutte presentate a dovere e col giusto rilievo, anche ricorrendo a scene esemplificative (l’eliminazione del contestatore a pagina 33, ad esempio).
Ozanam insomma scrive un buon fumetto, con il piacevole valore aggiunto che la citazione diretta di alcuni testi sembra assumere dei contorni sarcastici (in particolare il discorso di Stalin alla fine).
Buoni i disegni di Denis Rodier, molto dinamici ed espressivi pur se talvolta gli sfondi non sono dettagliati (ma il lavoro del colorista Walter sopperisce a questo aspetto e amalgama benissimo il tutto).
La consulenza storica di Marie-Pierre Rey segue curiosamente un percorso autonomo rispetto al fumetto: non approfondisce come in altri volumi della collana alcuni episodi che non sono stati raccontati, ma si concentra quasi esclusivamente sulla formazione intellettuale e sulla filosofia di Lenin.

P. S.: segnalo una piccola svista da parte della Mondadori: alle pagine 32 e 33 Lenin viene accolto a Pietrogrado dalla folla che gli intona una canzone, ma questa è rimasta in francese nel testo. Non credo che a Pietrogrado parlassero francese.

P. P. S.: avendolo già visto a Lucca, mi sembrava strano (pur con il ritardo fisiologico nella distribuzione) che Lenin non fosse già comparso nell’edicola dove mi faccio mettere da parte Historica. Semplicemente, l’edicolante non si era accorto che gli era arrivato, oltretutto con ben due copie, e per questo lo recensisco in ritardo...

lunedì 20 novembre 2017

Intervista a Giuseppe Peruzzo


Nell’ormai ricco catalogo Q Press ha fatto capolino tra le altre novità un nuovo saggio di Giuseppe Peruzzo, dedicato stavolta all’opera di Magnus. Partendo da Sataniche e incantate parliamo più diffusamente del catalogo Q Press in generale.

Luca Lorenzon (LL): Giuseppe Peruzzo, autore del fondamentale Persone di Nuvola, presenta qui a Lucca il suo nuovo libro, Sataniche e incantate dedicato a Magnus. Puoi dirci di cosa parla nello specifico?

Giuseppe Peruzzo (GP): È un saggio sulle figure femminili nei fumetti disegnati da Magnus, ma parte dalle figure femminili per parlare di tutta l’opera di Magnus, sino anche alle cose meno note e poco viste. E anche con accostamenti inediti: nel primo capitolo, ad esempio, si parla di Satanik ma anche di un racconto delle Femmine Incantate. C’è insomma un percorso originale oltre a spunti di lettura e rilettura inediti.
Si spera che sia godibile anche per chi non conosce o non conosce bene Magnus. Vuole fare conoscere l’autore e le sue storie anche a chi non lo conosce, oltre ad essere gustosissimo e indispensabile per il fumettofilo.

LL: Curiosamente il volume, pur trattando di un disegnatore, presenta pochissime immagini. È stata una scelta obbligata o voluta?

GP: Una scelta rigorosamente voluta, per la quale rimando al libro per sapere le motivazioni. All’inizio pensavo di mettere soltanto un’immagine, poi, per i motivi che potrete leggere, ne ho messe due, che alla fine sono diventate tre: l’ultima è uno schizzo che mi fece Magnus quando lo conobbi a Lucca.
C’è inoltre anche una lettera inedita, che mi ha inviato quando gli feci gli auguri di compleanno. È una delle chicche del libro.

LL: La Q Press in questi ultimi anni ha avuto una produzione piuttosto vasta e variegata. C’è un fil rouge che unisce tutte le vostre proposte (che riguardano sia volumi a fumetti che libri di saggistica)?

GP: Sì, c’è un filo etico che è presente in tutti i nostri libri, anche se talvolta potrebbe non risultare evidente. E c’è una costante che è la qualità delle storie: storie ben sceneggiate e altrettanto ben disegnate, realizzate da grandi Maestri del fumetto europeo che spesso Q Press ha presentato per prima in Italia.
L’importante è che siano storie che si facciano ricordare e soprattutto ben sceneggiate. Questo per noi è basilare. Talvolta si possono incontrare disegnatori che disegnano benissimo, ma con storie che come sceneggiature non sono allo stesso livello; per cui cerchiamo anche autori inediti, magari mai visti in Italia, ma che rimangano a questo livello oggettivamente alto. La cosa fondamentale è la qualità delle storie.
Certo, la qualità non si ferma alla sceneggiatura: ad esempio, abbiamo pubblicato Cyril Pedrosa, incoronato miglior disegnatore qui a Lucca due anni fa. E anche Blutch, premiato come miglior autore europeo dell’anno. Quindi autori grandissimi con storie veramente memorabili.

Il Morto 30: L'Ombra... lontana

Per essere, come immagino, un episodio di raccordo tra il precedente e il prossimo, L’Ombra… lontana è veramente ottimo. Seguendo la pista che ha trovato in Egitto, Peg parte alla volta di Lugano dove recupera da una cassetta di sicurezza soldi, documenti e delle pen drive. Intanto, però, il suo vecchio commilitone che adesso si spaccia per Abdul ha preso in ostaggio la sua ragazza per ricattarlo e farsi dare le pen drive. Nel finale adrenalinico interviene ovviamente il Morto (anche se piuttosto in ombra) e si intuisce la presenza di altre forze occulte all’opera. Anche se la vera rivelazione dell’episodio è l’apparente ritorno di un cattivo storico (IL cattivo storico) della serie!
La sceneggiatura, che stavolta vede Giovacca coadiuvato da Luca Telloli, fila dritta come un treno senza momenti morti e (apparentemente) con un gran competenza sui metodi investigativi della polizia e i sistemi di depistaggio ed eliminazione fisica in uso presso i gruppi paramilitari.
Il caso ha voluto che un episodio così curato sia anche tra quelli più penalizzati dai refusi (perfino nell’elenco arretrati!).
I disegni di Conforti, che al momento di sfogliare l’albetto mi erano sembrati freddi e un po’ rigidi, sono perfetti: rigorosi anatomicamente ed espressivi. Unico appunto, ma è una questione di gusto personale: forse il suo Peg è un po’ troppo muscoloso rispetto a quello canonico. Chiaramente anche stavolta è difficile dire dove finisca il lavoro del disegnatore e dove cominci quello dell’inchiostratore Ivano Codina e dello Studio Telloli che elabora le tavole finite.
In appendice c’è l’adattamento di un racconto di Edgar Allan Poe a firma Marco Mischi e Stefano Mura. Il materiale di partenza si prestava molto poco a una riduzione a fumetti e i disegni si dimostrano in alcuni punti ancora piuttosto acerbi, per quanto (onore al merito) veramente molto curati.